Valle Imperina: qualche annotazione
Poco prima di arrivare ad Agordo provenendo da Belluno, si nota a sinistra il complesso degli antichi edifici che formano il Centro Minerario di Valle Imperina: un ampio parcheggio e un ponte coperto permettono di raggiungere il luogo - di cui dissi in "Incoscienze Naturali" e anche altrove.
Ubicato nel comune di Rivamonte Agordino, il centro è oggi uno dei più importanti siti di archeologia industriale del Veneto e fa parte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Per oltre sei secoli, dal sottosuolo sono stati estratti solfuri di rame, di argento, di ferro e di arsenico, lavorati in loco per ottenere i metalli attraverso procedimenti metallurgici descritti da Giorgio Agricola nel "De Re Metallica" e successivamente in varie edizioni della "Enciclopedia delle Arti e dei Mestieri".
Sebbene l'attività estrattiva sia documentata fin dal 1409, si suppone che risalga all'epoca romana. Sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, la miniera ne copriva una buona metà del fabbisogno di rame, usato per fondere cannoni e foderare navi.
La selezione di foto, da me scattate una ventina di anni fa e già pubblicate anche nel vecchio blog, mostra alcuni ambienti caratteristici della miniera: la galleria di accesso ai pozzi, gli edifici di lavorazione del minerale, un campione del minerale, riconoscibile dal suo luccichio dorato (la pirite cuprifera era chiamata l'oro degli sciocchi) che contrasta con il grigio della fillade (la roccia metamorfica che costituisce il basamento della miniera).
Alla pubblicazione di quel post fece eco, una quindicina di anni or sono, Paoloalbert, curatore dell'estinto blog Chimica Sperimentale, pubblicando il seguente testo che riproduco fedelmente.





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