Sanremo, Villa Nobel: una breve visita

Nei giorni scorsi, per lavoro, sono stato a Sanremo, in provincia di Imperia. Vi racconto qualcosa del mio soggiorno cominciando dall'ultimo atto: la visita alla villa in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita Alfred Nobel (1833-1896), filantropo, chimico ed industriale svedese, fondatore del Premio Nobel.

Nobel acquistò la villa dal farmacista di Sanremo e la fece restaurare dall'architetto Pio Soli (1847-1906). Durante la visita, è possibile ripercorrere la storia dello scienziato e visitare gli ambienti in cui è vissuto e nei quali ha gestito le sue ricerche e le sue fabbriche, diffuse in tutto il mondo.

Ecco il cancello d'ingresso alla villa e il busto che raffigura Nobel, posto nell'atrio.

A destra si trova la biglietteria; a sinistra le scale conducono ai piani superiori, dove si trova un'elegante sala.

Sono ancora conservate stoviglie originali, tutte contrassegnate con la N decorata, come questo servizio da liquore.

Accanto al salotto, lo studio: ammiriamo l'imponente libreria e la scrivania, che contrasta con la modestia del tavolino in legno sul quale si trovano strumenti propri di un laboratorio chimico ottocentesco: bottiglie per i reagenti, treppiedi, pinze, storte, etc.

Nella sala attigua, con la terrazza che da sul magnifico giardino, si ricordano le tappe essenziali della vita di Alfred e il suo amore per la mamma, che visitava ogni anno in occasione del di lei compleanno.


Al piano superiore, si trova la camera con il letto sul quale morì il 10 dicembre 1896.

Nel seminterrato, un percorso storico colloca le scoperte di Nobel nell'orizzonte del progresso tecnico-scientifico della Seconda Rivoluzione Industriale.

Al tempo di Nobel, gli esplosivi erano necessari per le grandi opere di ingegneria civile, prima ancora che per la guerra.

La polvere pirica (una miscela di salnitro, zolfo e polvere di carbone), nota ai cinesi che la usavano per gli spettacoli pirotecnici (così raccontava Marco Polo nel Milione) e agli arabi, fu per secoli l'unico esplosivo utilizzato in Europa. 

La sua invenzione è attribuita a Ruggero Bacone (1214-1292), che ne scrisse nel suo Liber Ignium, oppure al monaco Berthold Schwarz (XIV secolo) di Friburgo in Brisgovia, città divenuta in seguito famosa per le fabbriche di cannoni.

Nel 1775, in quanto impiegato dell'Arsenale di Parigi, Lavoisier migliorò i metodi di produzione del salnitro e della polvere; successivamente Berthollet tentò di sostituirlo con il clorato di potassio da lui scoperto.

Solamente agli inizi del XIX secolo, con la nascita della Chimica Organica, gli studi sugli esplosivi conobbero una svolta in quanto alcuni chimici cominciarono a studiare l'azione dell'acido nitrico sulle sostanze organiche, ottenendo una serie di sostanze instabili. Eccone un elenco parziale, accanto all'anno e al nome dello scopritore: 

  • 1799, Howard: fulminato di mercurio;
  • 1799, Brugnatelli: fulminato d'argento;
  • 1834, Mitscherlich: nitrobenzene;
  • 1845, Dumas: nitrocellulosa;
  • 1846, Schoenbein: fulmicotone;
  • 1847, Sobrero: nitroglicerina

Osservate nel video (non mio, è linkato da youtube) la rapida combustione del fulmicotone:

La nitroglicerina, C3H5(NO3)3, è sensibilissima agli urti e questo ne rende(va) particolarmente difficile la manipolazione. Essa doveva essere pertanto prodotta direttamente sul luogo ove sarebbe stata utilizzata, sia esso una cava, una miniera o una valle dove doveva essere costruito un ponte ferroviario. 

Qui sta il merito di Nobel: facendo assorbire la nitroglicerina dalla terra di diatomee egli inventò la dinamite (1867), una forma relativamente stabile della nitroglicerina, che poteva essere prodotta in una fabbrica e trasportata sul luogo di utilizzo.

Perfezionando le sue ricerche, Nobel inventerà la gelatina esplosiva (1875) e poi la balistite (1887). In tutta la sua vita registrò oltre trecentocinquanta brevetti.

Dopo la sua morte, causata da un colpo apoplettico (forse da ricondurre in qualche modo al potente effetto vasodilatatorio della nitroglicerina che maneggiava quotidianamente?), gli studi sugli esplosivi continuarono e portarono allo sviluppo dei nitroderivati aromatici, come l'acido picrico e il trinitrotoluene (tnt).

Per produrli, era necessario disporre di acido nitrico e di acido solforico molto concentrati e di elevato grado di purezza: e qui altri chimici perfezionarono altri settori, come quello della catalisi eterogenea

Così Knietsch produsse l'anidride solforica per ossidazione catalitica dell'anidride solforosa e Ostwald ottenne acido nitrico per ossidazione catalitica dell'ammoniaca:

NH3 + 2O2 > HNO3 + H2O

Haber sintetizzò l'ammoniaca dagli elementi: l'idrogeno dall'acqua e l'azoto dall'aria. Dall'ammoniaca, acido nitrico. Dall'acido nitrico, fertilizzanti o esplosivi. Siamo giunti alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.

"Il ponte sul fiume Kwai" (1957) si riferisce alla Seconda GM, ma il messaggio finale vale lo stesso per tutte le guerre, anche per quelle in corso. E per concludere, pubblico uno screenshot di un titolo inquietante...


... lo voleva anche Hitler. E sappiamo tutti com'è andata a finire.

FONTI
  • M. Capponi, Uno sguardo sulla catalisi, Momenti Aics Editore, 2017
  • L. Cerruti, Chimica e Chimica industriale, in: Storia della Chimica, Eni, 1989
  • R. D'Alessandro, Chimica e mineralogia, Mondadori, 1954
  • F. Trifirò, La dualità della Chimica nella Prima Guerra Mondiale, in: La chimica e l'industria, Anno XCVII, n° 2, pp. 15-16

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