Cadorin a Cadola: qualche annotazione


(musica: A. Salvolini, Lux aeterna, ed. Tactus)

Ottant’anni or sono, nell’estate del 1946, il pittore veneziano Guido Cadorin (1892-1976), su invito di don Giacomo Viezzer (1908-1997), al tempo arciprete di Cadola da cinque anni (vi rimase fino al 1978), eseguì nella chiesa parrocchiale un ciclo di affreschi che racconta la vita della Vergine Maria. 

Si tratta dell’ultimo, imponente, ciclo di affreschi da egli realizzato - con il contributo di tre assistenti: la figlia Ida, Sylvia Bernt e Zoran Music, che poi da allievo diverrà suo genero. 

Don Giacomo, nel 1979, raccolse in un agile volumetto il carteggio intercorso tra lui e il titubante Cadorin, assai riluttante ad accettare il lavoro - si narra che, per convincerlo, il prete si mise in mezzo alla strada per fermare l'auto nella quale viaggiava il maestro. 

Le "Storie di Maria": questo il tema dato, sviluppato dal maestro in un tripudio di colori e di forme con espliciti richiami ai maestri del passato, da Michelangelo a Tiziano. Cadorin, oltre che docente di affresco all’Accademia delle Belle Arti a Venezia, insegnava pure Storia dell’Arte. 

Nel giro di pochi mesi ha dato forma e colori a: Immacolata Concezione, Annunciazione, Adorazione dei Magi, Calvario, Assunzione. Sopra il portone principale della chiesa, una Deposizione con qualche reminiscenza caravaggesca richiama a chi transita per la Statale il prezioso tesoro d’arte e di fede conservato all’interno. 

I ponteggi furono smontanti in ottobre: gli affreschi suscitarono accoglienze contrastanti. “Lasci che i cani abbaino: prima o poi la lingua gli si seccherà” – fu il laconico commento del compiaciuto Arciprete. 

La chiesa del Segusini, rimessa a nuovo dopo i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale e impreziosita dal capolavoro del Cadorin, fu consacrata il 2 febbraio 1947 dal vescovo Bortignon.


Nel video dell'arch. Simone Osta, l'intervista che rilasciai in radio nel 2013, ove raccontai qualche cosa in più di quanto ho scritto qui a proposito di Cadorin e della sua opera. Il testo che invece avete letto qui è stato pubblicato in altra forma in "Incoscienze naturali", ed. La Bussola, Roma, 2023, pp. 147-148.

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