Buona Pasqua!

"Due cose mi riempiono l'animo di ammirazione e di venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me." Così scriveva Kant, accingendosi a concludere la sua "Critica della ragion pratica". 

La pioggia ci impedisce talvolta di ammirare il cielo stellato, che Margherita Hack ci ha insegnato a scrutare come "un immenso laboratorio di fisica srotolato sulle nostre teste". Così, per quanto mi riguarda, in quei momenti la riflessione si ripiega su quel "dentro di me". 

Dante insegna che, smarrito nella selva oscura, bisogna scendere negli abissi dell'anima per uscire a riveder le stelle; San Giovanni della Croce, che la fede è notte oscura; il salmista mi ricorda che pur se andassi per valle oscura non dovrei temere alcun male.


Mi piacerebbe saper interrogare le stelle; non al modo di un astronomo o di un astrofisico (magari avessi la testa e soprattutto il tempo necessario per elevarmi a tali studi), bensì seguendo l'esempio di Carl Gustav Jung, che introdusse l'astrologia nella psicanalisi

Io sono ignorantissimo sia di astrologia, sia di psicanalisi (oltre che di tante, tante, tante altre cose) e devo rimettermi agli esperti, non senza i mille dubbi che usualmente accompagnano le mie lunghe (e spesso demolitive) riflessioni. 

Nelle stelle non cerco qualche spoiler sul mio futuro: non credo che esso sarà poi tanto diverso dal mio presente. Ad essere diversa dovrà essere la chiave di lettura interiore di ciò che sono e di ciò che (mi) accade: vorrei trovare la forza di leggere il mio presente in modo diverso e farlo diventare da un lato meno ansiogeno e pesante; dall' altro, più gioioso e ricco di soddisfazioni personali. 

Sono convinto che tutto ciò dipenda più da come io scelga di vivere il quotidiano, non tanto da ciò che costituisca il mio quotidiano - anche se dei progetti familiari per la mia esistenza faccio volentieri a meno, come faccio a meno di tanti altri rami secchi potati e potandi

Un'altra laurea per resuscitare il cadavere dei sogni svaniti anni fa non ho la forza di farla. Ammesso che abbia senso. Di formare una famiglia (tradizionale o più moderna, che sia) continuo a non averne voglia. Meglio spendere i soldi in fiori, libri, viaggi; alle mangiate qualche medico ha posto del tutto la parola fine un paio di anni fa, sebbene abbia prediletto la qualità alla quantità (che non reggevo da tempo). 

Qualche sacerdote mi ricorda ancora che il segno della Croce è l'unico che davvero conta per il cristiano: la bilancia lasciamola al farmacista (e qui scende una lacrimuccia...) e i pesci nell'acquario. L'unica Vergine è Maria e il leone è solamente quello di San Marco. 

Anche in questa ottava di Pasqua continuo a chiedermi chi sia il cristiano oggi. Non ritengo modelli da lodare e da imitare coloro che con molta disinvoltura si dicono tali; di alcuni dei quali ebbi esperienza diretta. Tommaso da Kempis mi inviterebbe all'Imitazione di Cristo, non all'imitazione dei cristiani - o sedicenti tali. Anche qua, molti dubbi, che mi portano prudentemente a sospendere ogni giudizio. 

Intanto voglio chiudere il post con una citazione di Pablo Neruda, condivisa qualche anno fa da una collega come augurio pasquale. "Nascere non basta. E' per rinascere che siamo nati. Ogni giorno". Nonostante tutto.

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