Un inno al cielo

Quando introduco un nuovo argomento, prima di entrare nel vivo dei contenuti, sono solito premettere un breve inquadramento storico: e così faccio usualmente anche per l'astronomia, partendo dalle civiltà antiche: Sumeri, Babilonesi, Egiziani, Cinesi, Indiani... fino alle civiltà del Mediterraneo. 

L'osservatorio astronomico di Jaipur, in India, voluto dal Maharaja Sawai Jai Singh II

Tra gli autori greci ricordo, oltre ai grandi filosofi che poi lascio al collega specialista della materia, anche nomi importanti, come Aristarco di Samo o Ipparco di Nicea, soprattutto i seguenti:
De coelesti Hierarchia è un'opera appartenente al Corpus Dyonisiacum, databile attorno al V secolo, attribuito a un filosofo neoplatonico chiamato (pseudo) Dionigi l'aeropagita - con riferimento al pensatore incontrato e convertito da (san) Paolo di Tarso sull'Areopago (Atti 17,34). Il testo originale è in lingua greca ed è stato tradotto in latino da Giovanni Scoto Eriugena. Esso descrive i cieli abitati dagli angeli, divisi in tre gerarchie, a loro volta divise in ordini:
  1. Serafini, Cherubini e Troni;
  2. Dominazioni, Virtù e Potestà;
  3. Principati, Arcangeli e Angeli.
Questa classificazione influenzò (san) Tommaso d'Aquino e poi Dante, che associò a ciascun coro un astro, secondo il sistema tolemaico; e ciascun coro compie un moto circolare, sotto l'azione dell'Amor che move il sole e le altre stelle.


In questo humus culturale si colloca anche l'Inno dei Cherubini o Cheruvikón, un canto solenne della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, intonato durante il Grande Introito, quando i doni vengono portati all'altare. Testimonia la partecipazione mistica dei fedeli alla liturgia celeste che nella celebrazione eucaristica spalanca una finestra di cielo sulla Terra, invitando ciascuno a deporre le preoccupazioni mondane per accogliere Cristo, Re dell'Universo, che scende scortato dagli angeli. 

Il testo tradotto suona più o meno così: "Noi che misticamente raffiguriamo i Cherubini e alla Trinità vivificante cantiamo l'inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione. Amen. Affinché possiamo accogliere il Re dell'universo, scortato invisibilmente dalle angeliche schiere. Alleluia, Alleluia, Alleluia". 

Nel video è proposta l'interpretazione musicale più celebre e forse più mistica di questo brano, composta da Tchaikovskij nel 1878: l'armonia del compositore russo accompagna la successione delle immagini che offrono all'ascoltatore l'occasione per un ideale viaggio nell'immensità del cosmo.

Chiaramente, accantonata ogni tentazione spirituale, a lezione il racconto della storia dell'astronomia continua e dalla Rivoluzione di Copernico giunge fino ai giorni nostri.

Commenti

  1. Sempre sublime questo Inno dei Cherubini. Grazie Marco, e buona serata!

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