Un 2026 di anniversari...
Il nuovo anno è ricco di anniversari, a cominciare dai 350 anni dalla nascita di Marco Ricci (1676-1730), pittore paesaggista bellunese che operò tra Londra e Venezia, al seguito dello zio Sebastiano, artista anche lui.
Il 2026 tuttavia si apre con un anniversario importante, almeno per me: il 2 gennaio ricorre il trecentesimo anno della morte di Domenico Zipoli (1688-1726), musicista e missionario gesuita nelle riduzioni del Sudamerica.
Originario di Prato, si formò a Roma e si stabilì in Argentina, a Cordoba, ove continuò fino alla fine dei suoi giorni la sua attività artistica: le sue opere si diffusero in Paraguay, Bolivia e Perù. Morì consumato dalla tubercolosi.
La sua musica, sia vocale sia strumentale, è stata ritrovata negli archivi delle riduzioni gesuitiche ed è stata pubblicata, eseguita, registrata e così restituita all'attenzione del grande pubblico a noi contemporaneo.
Sempre nel 1726 nasce James Hutton, uno dei padri fondatori delle moderne scienze della Terra. La biografia di Hutton è piuttosto lineare: nato in una famiglia benestante, rimasto orfano di padre, poté comunque studiare e conseguire il baccalaureato all'Università di Edimburgo e la laurea in medicina a Leida - dove il grande Hermann Boheraave (1688-1738) aveva fondato una scuola di rinomanza transcontinentale, tanto da essere noto nella lontana Cina come il medico dell'Europa.
Ritornato in Scozia, perfezionò un metodo per produrre il sal ammoniaco a partire dalla fuliggine. Il sal ammoniaco o cloruro di ammonio (sale di ammonio dell'acido cloridrico) era utilizzato al tempo in metallurgia come fondente, dai fabbri nella saldatura e in medicina a piccole dosi (da 0.2 a max 1 g, oltre è tossico) come espettorante e acidificante delle urine. Era ottenuto bruciando lo sterco di cammello o distillando l'urina putrida con sale marino e così fino all'avvento dell'industria del gas illuminante; vicino ai vulcani attivi (come nei Campi Flegrei) si poteva recuperare presso le fumarole, ove si forma per brinamento.
Hutton realizzò il suo metodo su scala industriale insieme a un collaboratore: questo gli garantì delle rendite che reinvestì acquistando un podere. Egli lo fece quindi coltivare apportando una serie di miglioramenti all'agricoltura tradizionale: divenne così un gentiluomo di campagna con tanto tempo a disposizione da investire nello studio sperimentale della chimica e della mineralogia.
Condivideva le osservazioni con i grandi esponenti dell'Illuminismo scozzese: Joseph Black, James Watt, William Cullen e altri; forse anche con il filosofo David Hume, di cui Black era medico personale. Invitato ad esporre i risultati delle sue ricerche di fronte al pubblico, elaborò una "Teoria della Terra" che superava le tesi nettuniste di Werner e l'idea di un pianeta di soli seimila anni creato da Dio il 23 ottobre 4004 a.C. alle ore 12.00, come aveva calcolato l'arcivescovo James Ussher qualche decennio prima.
Le sue teorie suscitarono scalpore e negli anni a venire furono attaccate dai nettunisti; sopravvissero grazie a un'opera divulgativa redatta dall'amico matematico John Playfair (1748 1819), "Illustrazione della teoria huttoniana della Terra". Infine, furono riprese da Charles Lyell (1797-1895) nei suoi "Principi di geologia" e quindi da Darwin.
In Italia furono divulgate dal mineralogista Scipione Breislak (1750-1826) e quindi dal bassanese Giovanni Battista Brocchi (1772-1826), uno dei fondatori della paleontologia: di entrambi ricorreranno quest'anno i bicentenari della scomparsa.
Brocchi, figlio di un notaio, studiò legge all'Università di Padova. Interessato alla storia naturale, lesse le opere di Arduino e di Vallisneri. A Padova, visitò l'orto botanico; poi, ospite del conte Molin a Venezia, riordinò la sua collezione di fossili.
Il nobile lo ringraziò facendolo nominare professore del Liceo di Brescia. Su invito del governo napoleonico, si interessò di miniere e diede alle stampe alcuni lavori sul ferro della Val Trompia, sui giacimenti del Mella e compilò il primo catalogo completo dei minerali delle Dolomiti allora conosciuti. In seguito ne saranno scoperti altri due: la gehlenite, nel 1815, e la fiemmeite, nel 2018.
Nello stesso anno, il chimico francese Antoine Jerome Balard (1802-1876) scopre il bromo, un importante elemento appartenente al gruppo degli alogeni.
Egli isolò questo elemento dalle acque madri delle saline vicino a Montpellier, in Francia, notandone il colore rosso-bruno e l'odore pungente, da cui deriva il nome (dal greco brômos, "maleodorante"). Anche il chimico tedesco Carl Jacob Löwig (1803-1890) lo identificò indipendentemente già nel 1825, ma fu Balard a pubblicare per primo la scoperta.



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