Piccoli chimici crescono...

In questi primi post del nuovo blog, ho ricordato qualche esploratore, come Humboldt e altri che sulle sue orme si sono recati alle regioni equinoziali del Nuovo Continente o in luoghi del mondo mai affrontati prima da studiosi occidentali. Forse in futuro ricorderò Raimondi e i suoi studi sul Perù oppure richiamerò il nome di Franchetti, protagonista di un'avventurosa spedizione in Dancalia, di cui dissi nel vecchio blog e nel libro Incoscienze naturali.

La visione del film documentario da lui voluto e girato dal regista Mario Craveri mi ha colpito per molti dettagli, non ultimo un laboratorio da campo allestito in una tenda.

Spesso gli esploratori avevano con loro strumenti scientifici per compiere alcune misurazioni fisiche e analisi chimiche sull'ambiente, su minerali e piante che trovavano: dall'evoluzione di questi laboratori da campo sono nati probabilmente i primi kit per esperimenti chimici destinati a semplici appassionati o a giovani liceali - ovviamente dotati di tempo e di una certa disponibilità economica. 

Il fascino dell'esperimento personale ha coinvolto da tempo immemorabile molti ragazzi fin dalla gioventù e non sempre con esiti troppo felici: basti pensare alle storie personali di chimici come Liebig alle prese con il fulminato di mercurio; Wohler con cloro e fosforo; per continuare con Griess e poi anche con Borodin (si, proprio quel Borodin che conosciamo come autore delle Danze Polovesiane e delle Steppe nell'Asia centrale), Elgar (altro musicista appassionato di chimica), Gattermann, Bamberger e molti altri che conducevano piccole prove in cantina o nella stalla di casa usando materiali allora reperibili dai vecchi droghieri. 

Lo stesso Darwin, che ricordiamo per il fondamentale contributo dato al progresso delle scienze della vita, conobbe da giovane il fascino della sperimentazione casalinga e per gli odori sgradevoli dei suoi esperimenti fu ribattezzato "gas" da suo padre. 

I kit commerciali per esperimenti chimici nascono ufficialmente negli Stati Uniti nel 1915 con i "Chemcraft set" della Porter Chemical Company, seguiti nel 1920 dai prodotti della Gilbert; dopo un periodo di minore popolarità tali giochi da tavolo scientifici subirono una ripresa e un aggiornamento negli anni '80 per aderire alle nuove normative. 

Fu un gioco che appassionò molti ragazzi (e più di qualche ragazza, forse) alla chimica: tra questi ricordo Oliver Sacks, Richard Feynman, Thomas Brock, etc.

L'interesse per questi kit diminuì nel corso dei decenni successivi a causa della crescente diffidenza verso la chimica, legata a problemi ambientali come inquinamento ed incidenti. 

Intanto, negli anni '50, qualcuno propose anche una sorta di variante del gioco dedicata all'energia atomica, con camera a nebbia ed elementi radioattivi: il piccolo fisico nucleare rimase in commercio pochi mesi.

Anche la storia di Graham Young, un serial killer inglese che ha ucciso per avvelenamento la matrigna e alcuni colleghi di lavoro, non ha contribuito a risollevare la fama di questo gioco che tanto lo appassionava da bambino: avete visto il film "The young poisoner's handbook" (1995)?

In Italia, negli anni '60-'70, la Pan Ludo - Kosmos produceva un suo set in più versioni, dalla prima (più leggera ed economica) a quella più ricca di materiali ed esperimenti.

A partire dagli anni '80 si assistette a una ripresa dell'interesse per la scienza, che portò alla produzione di nuovi set di chimica da parte di varie aziende, più piccoli e conformi alle nuove norme di sicurezza.

Uno di quei set mi fu portato da San Nicolò una quarantina di anni fa e ci giocai abbastanza, fino a quando non tentai di produrre un po' di acido solfidrico, dal nauseabondo odore di uova guaste, suscitando le ire dei miei nonni paterni, sempre prodighi di gentilezze e di incoraggiamento - manco a dirlo, sono ironico e aggiungo che di loro anche per questo attualmente non conservo un bel ricordo.

Intanto, dopo quell'evento chiusi provette e reagenti in uno scatolone che finì in soffitta e che riaprii quando mi ero convinto ad iscrivermi a farmacia, con il sogno di finire a lavorare in qualche ospedale nei paesi in via di sviluppo. Non ho mai nemmeno tentato il test e sono finito a studiare chimica per poi pentirmene e dedicarmi all'insegnamento delle scienze naturali: di finire in fabbrica, come da desiderio di alcuni, proprio non mi andava e non mi va nemmeno oggi.

Intanto, sempre quando ero bambino, mio nonno materno mi regalò invece un bellissimo microscopio giocattolo che però funziona dignitosamente e che conservo tuttora in condizioni più che buone.

Del nonno materno pubblico infine la seguente foto, scattata sotto il portico della sua casa, un antico molino non funzionante da molti decenni ormai: lui ne fu l'ultimo mugnaio.


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