Eritrea: qualche annotazione

Paesaggio eritreo

Sto trascorrendo le mie vacanze natalizie a leggere libri e a guardare documentari in televisione. Uno in particolare mi ha colpito, dedicato all'Eritrea, che mi è apparso come un paese dalla forte e duratura connessione storica e culturale con l'Italia. 

Questo paese è stato la prima colonia italiana in Africa (dal 1882 al 1941), un territorio fondamentale che mantiene legami linguistici e sociali ancora oggi, con la capitale Asmara che presenta un'architettura modernista e la lingua italiana ancora parlata da alcuni, accanto all'arabo, al tigrino e all'inglese

Municipio di Asmara

Il nome dello stato deriva dal greco "Erythraea" (rosso), riferito al Mar Rosso. L'interesse italiano iniziò con la base navale ad Assab nel 1869, diventando ufficialmente colonia nel 1890. Così la storia è raccontata in un vecchio sussidiario per la scuola elementare - Il nocchiero:

Ho avuto modo di ascoltare recentemente un'interessante conferenza sulla storia della presenza italiana in quest'area all'UAABL, con particolare attenzione agli aspetti militari.

Gli italiani utilizzarono il territorio eritreo come base per tentare la conquista dell'Etiopia, fallita nel 1896 e conseguita invece quarant'anni più tardi (proclamazione dell'Impero, 9 maggio 1936). 

Il "Cinema Impero" ad Asmara

Aldo Castellani (1874-1971) fu il medico - al tempo uno dei massimi esperti al mondo di malattie tropicali - che organizzò l'assistenza sanitaria italiana in Africa Orientale, riducendo drasticamente i decessi per malattie grazie a profilassi (chinino) e vaccini (polivalenti): per i suoi servigi ottenne titoli nobiliari (Conte di Chisimaio), rendendo la guerra "vinta" anche grazie alla medicina. 

Come racconta con dovizia di dettagli lo stesso Castellani nella sua autobiografia, il piano sanitario attuato tra l'ottobre 1935 e il maggio 1936 fu particolare oggetto di interesse da parte dell'esercito degli Stati Uniti, del quale fu ospite alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Angelo Del Boca (1925-2021), massimo storico del colonialismo italiano, documentò invece l'impiego di armi chimiche, come l'iprite e le arsine, anche contro le popolazioni civili: in merito a ciò, tra il 1995 e il 1996, nacque una polemica con il giornalista Indro Montanelli, già sottoufficiale della brigata impegnata nei combattimenti, che tentò - invano - di negare o di minimizzare l'uso di esse, soprattutto contro donne e bambini, come possiamo leggere QUI.

In Eritrea, gli italiani costruirono infrastrutture, industrie e un cantiere navale a Massaua; la presenza dei colonizzatori influenzò profondamente la cultura e la lingua locale, nonostante la segregazione razziale e la divisione degli spazi pubblici per colori. Forte impronta italiana si osserva ancora oggi nell'architettura, in certe abitudini e nelle relazioni bilaterali. 

Interno di un hotel ad Asmara.

L'avventura coloniale italiana in Eritrea terminò con l'occupazione britannica nel 1941, seguita dall'unione territoriale con l'Etiopia, dall'indipendenza nel 1991 e da un periodo di instabilità e conflitto.

Gli edifici in stile Futurista, Razionalista e Decò (che qualcuno, sbrigativamente, chiama ancora architettura fascista) fanno tuttora della capitale un museo a cielo aperto, che nel 2017 le è valso il riconoscimento di Patrimonio UNESCO.

G. Petazzi, stazione di servizio Fiat-Tagliero, 1938

Un piccolo ricordo personale: all'Eritrea dedicai un approfondimento in prima superiore che non fu particolarmente apprezzato dall'insegnante. Non che la cosa m'importi un granché oggi, a distanza di più di trent'anni: ma anche quell'episodio, come tanti altri, mi ha insegnato a valutare oggi i lavori di approfondimento che assegno ai miei discenti con maggiore equità. E a non dare 8 a una ragazza perché è femmina e 7 o 6 a un ragazzo perché è maschio, ostentando quella pessima abitudine di fare propaganda ideologica in classe - la quale dovrebbe essere proibita, se non dalle leggi dello stato o dai regolamenti interni della scuola, almeno dalla deontologia professionale.

Un bar anni Trenta...

Intanto non nascondo il desiderio di visitare l'area geografica evocata in questo post, come già raccontavo nel mio libro Incoscienze naturali accennando alla storia delle esplorazioni della Dancalia, di cui ho avuto modo di leggere molto, a partire dai resoconti di Nesbitt, di Franchetti e di altri autori. Per ora restano progetti... solo progetti.

Deserto della Dancalia

FONTI

  • A. Paratico, Aldo Castellani, il medico che fece vincere la guerra di Etiopia a Mussolini, Corriere della Sera, 3 ottobre 2015
  • G. Santevecchi, Asmara è patrimonio dell'umanità, Corriere della Sera, 12 luglio 2017
https://www.corriere.it/esteri/17_luglio_12/asmara-patrimonio-dell-umanita-c915e734-6679-11e7-99cd-8ba21567bad4.shtml

PS: le foto sono tutte mie; alcune le ho scattate allo schermo della TV durante la trasmissione del documentario e per questo la loro qualità è limitata.

Commenti

Post popolari in questo blog

Auguri di liete festività

Elettricità e magnetismo: qualche annotazione

Magnetismo: qualche annotazione