Villa Adriana in Tivoli: uno sguardo

In questi giorni è uscito il numero di Marzo-Aprile 2026 di Dolomiti Magazine, che contiene il testo qui sotto riportato e da me dedicato a Villa Adriana in Tivoli. Tutte le fotografie sono mie originali.


Tivoli è un centro della media valle del fiume Aniene, sito su uno sprone del versante nord occidentale dei Monti Tiburtini, a est di Roma. Il fiume, con una serie di cascate, si riversa nella campagna romana per confluire poi nel Tevere. 

Sede di importanti attività estrattive (cave di travertino e stabilimenti per la lavorazione del marmo), la località attira importanti flussi turistici grazie alle terme, ai siti archeologici e alla cinquecentesca villa d’Este, con un giardino famoso per le sue fontane.

Il turista sprovvisto di mezzo proprio potrà raggiungere il luogo sfruttando la ferrovia e i bus-navetta, salvo scioperi, ritardi o corse soppresse.

Bagni di Tivoli è sede di una stazione ferroviaria e di un importante stabilimento termale che sfrutta le sorgenti delle acque albule, dal colore biancastro causato da un’emulsione gassosa di anidride carbonica e idrogeno solforato, indagate da vari studiosi e indicate per numerosi trattamenti. 

Scriveva Plinio il Vecchio che “vicino a Roma le acque bianchicce guariscono le ferite e sono calde”: sgorgano infatti alla temperatura di circa 24°C da un sottosuolo che conserva ancora tracce dell’attività dell’antico complesso vulcanico laziale, fonte di tufi e di pozzolane, materiali impiegati nell’edilizia locale, tanto un tempo quanto forse anche oggi, nonostante certe colate di calcestruzzo deturpino il paesaggio in lontananza. 

Nei pressi delle sorgenti prosperano salicornie e juncus; e gli amanti dell’ornitologia possono osservare alzavole, germani reali e codoni.

Da Bagni di Tivoli, una navetta conduce in pochi minuti al sito archeologico di Villa Adriana,  una testimonianza importante per la conoscenza del mondo romano e dell’architettura del II secolo d.C.

Adriano (76-138), che lo storico Edward Gibbon appella quale il terzo tra i cinque buoni imperatori della dinastia Nerva-Antonina, era colto e raffinato. 

Salì al potere nel 117 d.C. e se confrontato con Traiano, che lo precedette, quasi non si può definire davvero “romano”: al di là delle sue origini iberiche, anziché continuare l’espansione territoriale perseguita dal predecessore, egli preferì consolidare le conquiste fatte, costruendo opere difensive, come il celebre Vallo per arginare le incursioni dei Pitti, e viaggiò molto per ispezionare le truppe e migliorare l’amministrazione delle varie provincie dell’Impero. 

Inoltre diede grande impulso allo sviluppo delle arti: egli stesso era pittore di nature morte, architetto dilettante e amante della grecità. A proposito di questo, scrive Argan che Adriano “vuole imprimere alla cultura figurativa del proprio tempo un carattere decisamente classico. Nella villa che si costruì presso Tivoli volle rievocare i monumenti che aveva ammirato in Grecia e in Egitto”.

Adriano introdusse tuttavia importanti elementi di novità. Continua Argan: “Ma è nuova l’idea di concepire la villa come un insieme di edifici ambientati in un paesaggio, quasi formando con la natura una veduta ideale. Gli stessi schemi fondamentali dell’architettura romana sono ridefiniti con una volontà di rigore formale”. 

La villa si sviluppa lungo quattro assi principali, facenti capo ad altrettanti edifici denominati Roccabruna, Canopo, Pecile e Piazza d’Oro. Essa copre un’area di circa trecento ettari che il visitatore percorre a piedi, all’ombra della maestosa e ben curata vegetazione, per spostarsi all’interno di un ampio parco archeologico. 

Al centro visitatori, un plastico ricostruisce la vastità e l’imponenza del complesso di edifici: oltre al palazzo residenziale, con triclini e aula basilicale, alle residenze minori, la villa comprende vari peristili, ninfei, due teatri e palestre. 

Si attraversa il Pecile, un quadriportico ispirato allo Stoa Poikile di Atene, con immensa vasca centrale, spazio ideato per passeggiare e meditare, solo o in compagnia, con i lati brevi leggermente ricurvi. Da esso si accede ad un triclinio, ad un altro cortile con criptoportico e piscina e a un ninfeo a forma di stadio. 

Successivamente ci si sposta verso il vicino Teatro marittimo, un ninfeo circolare dal diametro di quaranta metri, circondato da un canale, dove Adriano si ritirava in solitudine grazie a un ponticello girevole che può interrompere l’accesso, al di là del quale si apre un portico colonnato e coperto a volta. 

Non distante dal Teatro marittimo si trovano le piccole terme riservate all’imperatore e ai suoi ospiti; grandi terme per i pretoriani e gli schiavi sono state costruite in una zona ribassata e relativamente distante dagli appartamenti imperiali. 

Le rovine permettono di osservare il complesso e ingegnoso sistema di pilastrini che sorreggeva il pavimento e che permetteva la circolazione dei fumi caldi derivati dalla combustione del legno in apposite fornaci: tale sistema contribuiva a scaldare l’acqua e gli ambienti del calidarium e del tepidarium, ove l’imperatore trascorreva solo o con gli ospiti il tempo dell’otium

La Piazza d’Oro consiste in un grande piazzale porticato con criptoportici sotterranei e una serie di accessi che immettevano in ambienti di uso attualmente non precisabile. 

Fin qui, le strutture, arditissime, con piante mistilinee, pareti che moltiplicano gli spazi interni generando giochi illusionistici, complesse coperture a cupola, volte a vela o a botte, mostrano quale grado di virtuosismo e di perizia tecnica esibissero gli architetti al tempo di Adriano. 

Il Canopo appare come lunga vasca-canale, ombreggiata dai pini maestosi e circondata da colonne e statue che richiamano il Nilo, presso le rive del quale Adriano pianse la morte dell’amante Antinoo

La vasca-canale è circondata da colonnati che inquadrano una serie di statue di ispirazione greca e termina con un’abside coperta da volta a ombrello. 

L’Accademia si presenta invece una zona sopraelevata con strutture residenziali. 

Adriano volle la sua villa per fuggire dal caos dell’Urbe e forse dagli intrighi della corte e del senato. L’ambiziosa realizzazione del progetto architettonico lo impegnò lungo tutti i vent’anni del suo regno. 

L’opera rimase incompiuta: i suoi edifici, i suoi portici, il sapiente uso dell’acqua come ornamento erano volti a stupire e a raccontare al visitatore di ieri la ricchezza e il potere del padrone di casa – e dell’impero. 

Dopo secoli di abbandono e di sfruttamento come riserva di materiale da costruzione, quel che resta testimonia oggi il genio e l’amore per la classicità del suo ideatore ma anche l’autentica perizia tecnica delle anonime maestranze che vi hanno lavorato. 

Riferimenti

AAVV, L’Italia – Enciclopedia e guida turistica d’Italia. Lazio, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1986

G. C. Argan, Storia dell’Arte Italiana, Sansoni, Firenze, 1988, vol. 1, pp. 150-151

E. Marino, Sulla salubrità delle acque albule e del fiume Aniene, Horti Hesperidum, VI, 2016, II, pp. 85-94 

F. A. Sebastiani, Viaggio a Tivoli, a cura di E. Marino e C. Maschietti, Collana Fonti e testi di Horti Esperidum, Universitalia, Roma, 2018

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