Et incarnatus
Il giorno del Natale è arrivato e scelgo la colonna sonora per questa giornata senza cedere all'ovvio: niente melodie tradizionali ma un brano classico, quell'Et incarnatus che Mozart inserì nella grande messa incompiuta K 427, una pagina ambiziosa dedicata alla futura moglie Costanza, sposata il 4 agosto 1782 a Vienna, pur contro il parere paterno.
Un canto che si eleva puro quale un inno all'amore - qualcuno dice troppo umano e poco divino, e forse per questo si adatta bene (e meglio di tante melodie troppo conosciute) a celebrare il giorno in cui il Logos si è fatto uomo e pose la sua dimora in mezzo a noi.
W.A. Mozart, Et incarnatus, dalla Missa K 427
English Baroque Soloists
B. Bonney, Soprano
J.E. Gardiner, Direttore

Scusami, Marco, se arrivo in ritardo di una settimana a vedere la tua sorpresa...
RispondiEliminaMa ti ringrazio tanto per questo meraviglioso Mozart che, come immagini, adoro e approfitto per augurarti di cuore un sereno anno nuovo!!!
Non ti preoccupare, Annamaria. Ogni tanto passo anch'io sul tuo blog anche se non lascio traccia... ringrazio per gli auguri, anche se l'anno nuovo si porta dietro pesi dall'anno vecchio e anche dagli anni precedenti. D'altronde, che cosa festeggiamo se non un giro completo della Terra attorno al Sole? E' vero che il Sole trasla e si porta dietro tutto il suo sistema, ma è anche vero che attorno ad esso tutto gira e ritorna sempre uguale. L'unica cosa che avanza è l'età (quella biologica molto più rapidamente di quella anagrafica).
EliminaCapisco e condivido, Marco, perché gli anni passano e nel 2025 in particolare io ho cominciato a sentirne fisicamente il peso...
EliminaPerò - lasciamelo dire - tu sei giovane e, al di là della biologia, l'anagrafe gioca a tuo favore!
Grazie mille e ancora auguri!
Cara Annamaria, ti avevo scritto in origine un lungo commento che ho preferito cancellare. Rinnovo il mio augurio di buon anno a te e a ogni avventore che passerà di qua. Io, in un vero buon anno, non spero più. Troppe amarezze, troppe disillusioni. Mi basta conservare celibato, casa e lavoro; la salute viene meno un poco alla volta e le speranze di realizzarmi come sognavo da giovane si sono ormai dileguate. Vivo il presente: quanto al futuro, ormai non appartengo certo alla categoria "giovani" a cui si riferiva il Presidente nel suo discorso di fine anno.
EliminaCertamente conosci la tua vita e le sue amarezze meglio di me, Marco, e non voglio essere indiscreta. Ti dico solo che - sia pure da lontano e dietro lo schermo di un computer - ho la sensazione che tu abbia una grande ricchezza umana, oltre che culturale, che già condividi vivendo con saggezza il presente. Ma non chiudere le porte al futuro.
EliminaGrazie per essere passato nel mio blog. Ti ho risposto e il discorso sarebbe anche più lungo...Ma in ogni caso hai ragione!
Buona serata!