Idrogeno: qualche annotazione
L'idrogeno fu scoperto nel Rinascimento da Paracelso (1493-1541), che lo ottenne per reazione del ferro e dello zinco con olio di vetriolo - che noi oggi chiamiamo acido solforico; due secoli più tardi fu preparato in modo simile da Cavendish (1731-1810), il quale lo liberò per reazione di ferro, zinco e stagno con acido cloridrico; notò la sua leggerezza, il suo essere inodore, incolore, insapore e lo chiamò aria infiammabile.
Per la sua capacità di combinarsi con l'ossigeno formando acqua, questo gas fu denominato idrogeno (= generatore di acqua) da Lavoisier (1743-1794). Il chimico francese dimostrò sperimentalmente anche l'opposto: decomponendo l'acqua con il calore egli raccolse idrogeno. Il procedimento seguito dallo scienziato è noto come esperienza della canna di fucile: Lavoisier passò acqua vaporizzata attraverso un tubo di ferro arroventato (la canna di fucile); l'ossigeno dell'acqua si legò al ferro (formando ossido di ferro), mentre l'idrogeno fu liberato e raccolto mediante un bagno idropneumatico.
Idrogeno dall'acqua può essere ottenuto mediante elettrolisi (esperienze di Nicholson; voltametro di Hofmann) o tramite reazione diretta dell'acqua con un metallo alcalino: litio, sodio, potassio, rubidio e cesio in acqua liberano idrogeno e formano gli idrossidi corrispondenti.
Idrogeno può essere ottenuto anche trattando alluminio metallico con una soluzione concentrata di un idrossido alcalino (di sodio o di potassio).
L'idrogeno si combina con gli alogeni per formare gli idracidi corrispondenti; si combina con i metalli per formare idruri; si combina con composti organici insaturi per formare i corrispondenti composti saturi, in presenza di catalizzatori (reazioni di idrogenazione).
Nell'industria, l'idrogeno è utilizzato nella sintesi dell'ammoniaca (per reazione con l'azoto), del metanolo (per reazione con il CO), della margarina; nella raffinazione dei carburanti e nella chimica fine. Si ottiene in grandi quantità per steam reforming del metano.
L'atomo di idrogeno è strutturalmente il più semplice: il nucleo è formato da un protone attorno al quale si trova un elettrone. Tale elettrone può essere ceduto con formazione dello ione H+ (e qui ci sarebbe qualcosa in più da dire, ma lo farò parlando di acidi e di basi secondo Bronsted); può essere condiviso, con formazione di un legame covalente semplice, come nella molecola di diidrogeno H2; oppure può essere acquistato un altro elettrone per completare il primo livello energetico, con formazione di uno ione idruro H-.
L'idrogeno presenta tre isotopi: protio (senza neutroni), deuterio (un neutrone) e trizio (due neutroni). Il più abbondante è il protio: nel cuore delle stelle, attraverso la fusione termonucleare, esso forma elio e libera energia, sotto forma di fotoni e di neutrini.
A scoprire che le stelle sono composte da idrogeno fu Cecile Payne (1900-1979), un'astronoma britannica naturalizzata statunitense. Ella studiò scienze naturali a Cambridge; poiché al tempo era proibito alle donne proseguire gli studi per conseguire un dottorato, nel 1922 ella si trasferì negli Stati Uniti, al Radcliffe College, ora parte di Harvard - dove non ebbe comunque vita facile, per il semplice fatto di essere donna.
Nel 1925, ella discusse la tesi: "Atmosfere stellari, un contributo allo studio di osservazione delle alte temperature negli strati superficiali delle stelle". Ne dissi anche nel vecchio blog: mi limito a riportare una parte di quel testo.







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