Aspettando la cometa di Halley

Edmond Halley (1656-1742), qualche volta chiamato Edmund, fu un matematico, fisico e astronomo inglese, il cui nome è indissolubilmente associato alla cometa che porta il suo nome.


Figlio di un ricco fabbricante di sapone, si laureò a Oxford; nel 1676 si imbarcò per l'isola di Sant'Elena, in mezzo all'Oceano Atlantico, e il dialogo con il capitano della nave che lo portò a destinazione fu immaginato dall'autrice di un vecchio libro per ragazzi curiosi che lessi in quinta elementare, dedicato ai grandi protagonisti delle scienze, che conservo ancora oggi. 

In questo dialogo, che ho recentemente condiviso con i miei discenti, il giovane tentava di spiegare all'uomo di mare che voleva recarsi in un luogo distante dalla civiltà per osservare meglio il cielo, senza i fumi delle fabbriche e dei comignoli, senza la nebbia di Londra e delle altre città inglesi.

In Inghilterra, Halley tornò un paio d'anni dopo; e pubblicò un catalogo di 341 stelle da lui osservate nel cielo australe. In viaggi successivi dedicò invece le sue osservazioni alla meteorologia e alla luna.

Nel 1687, conobbe Newton e lo spinse a pubblicare i suoi Principi matematici della filosofia naturale, coprendo le spese di stampa.


Divenuto professore a Oxford nel 1703, Halley si occupò degli avvistamenti di una cometa che ritorna (anche nel nostro tempo) a intervalli di circa 76 anni: 1456, 1531, 1607, 1682 e ne predisse la ricomparsa per il giorno di Natale del 1758 - cosa che puntualmente avvenne.

Sulla cometa di Halley ho letto recentemente un articolo pubblicato dall'agenzia ANSA, che ricordava le foto ad essa scattate dalla Sonda Giotto, dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA).


Il testo concludeva dicendo che bisognerà attendere il 2061 per rivederla: e in questi giorni, ho raccomandato ai miei scolari di guardarla passare quando sarà e di esprimere un piccolo ricordo per il loro insegnante che gli parlava di queste cose, il quale purtroppo non potrà essere con loro a salutare il ritorno della cometa e questo per semplici ragioni anagrafiche.

E qui, il buon Giggì se ne è uscito dicendo: "Eh no! Io diventerò dottore, la curerò e così lei sarà ancora con noi per vedere il passaggio della cometa". 

Chiudo questo post prendendo quest'affermazione come un buon augurio in occasione dei vent'anni dal mio debutto nel mondo dell'insegnamento, avvenuto nell'ormai lontano 14 febbraio 2006; e intanto mi godo qualche giorno di riposo, grazie al ponte di Carnevale.

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